E’ oramai riconosciuto il ruolo dei fattori ambientali nell’influenzare lo stato di salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che circa un quarto delle malattie che si verificano oggi, sono causate da un'esposizione prolungata a rischi ambientali/inquinanti e l’ultimo rapporto della Commissione su inquinamento e salute, pubblicato nel’ottobre del 2017 su “Lancet”, indica nell’inquinamento la più grave minaccia per la salute pubblica, avendo causato nel 2015 circa 9 milioni di morti nel mondo, un sesto del totale. Solo in Europa l’inquinamento atmosferico, indoor e outdoor, secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE, 2010) si stima che sia responsabile di circa 600.000 morti premature e dell’aumento della morbilità. Impianti di produzione di energia e smaltimento rifiuti, attività industriali ed agricole, sistemi di comunicazione e trasmissione energetica, rappresentano fonti di inquinamento chimico e fisico. Metalli pesanti, idrocarburi poliaromatici, diossine, pesticidi, particolato ulltrafine, campi elettromagnetici, costituiscono una grave minaccia per la salute, le cui conseguenze variano in base alle condizioni del soggetto, all’età e all’esposizione e possono avere effetti su tutti gli organi e apparati, favorendo l’insorgenza di numerose patologie. Tuttavia, se l'inquinamento è diffuso, ci sono aree all’interno dello stesso paese ed anche della stessa regione, in cui, dove è più alta la pressione ambientale, maggiore è l’incidenza di patologie quali, diabete, malattie cardiovascolari, cancro, disturbi riproduttivi, proprio a causa di una disomogenea distribuzione territoriale di fattori di nocività ambientali.
Passare da un’economia di consumo lineare, ad una “circolare”, cambiare il paradigma energetico e produttivo, per ridurre o meglio frenare l’inquinamento è la sfida vera che ci attende per l’immediato futuro. In attesa, però, dei tempi lunghi di questo processo, contenere gli effetti nocivi sulla salute umana dell’inquinamento e modularne l’impatto attraverso opportune misure individuali con stili di vita, alimentari corretti e ricorso a nutraceutici e/o integratori detossificanti rappresenta una via praticabile e sostenibile per fare prevenzione primaria nei confronti di patologie cronico-degenerative per le attuali e per le future generazioni considerando per queste ultime le recenti evidenze sugli effetti transgenerazionali dei danni da contaminanti sui gameti. Questa strategia individuale di contenimento del danno da inquinamento chimico e fisico, “bonifica dell’uomo inquinato”, in attesa del risanamento ambientale, rientra nell’obiettivo della fase due del Progetto di Ricerca EcoFoodFertility.
Infatti, quest’ultimo, se nella sua prima fase è volto alla ricerca dei meccanismi più fini del rapporto Ambiente-Salute, utilizzando come chiave di lettura il Liquido Seminale “Seme Sentinella della Salute Ambientale e Generale”, individuando in questo fluido, sensibili, precoci e predittori indicatori di rischio salute, attraverso la valutazione qualitativa e quantitativa di contaminanti ed i loro potenziali effetti su determinati biomarcatori, nella sua seconda fase, valuta il ruolo della corretta alimentazione con alimenti vegetali bio, degli stili di vita, dei nutraceutici e/o integratori detossinanti nel contrastare gli effetti genetici, epigenetici, di interferenza endocrina e ossidativi con cui gli inquinanti esplicano la loro azione negativa sull’organismo. Su questo indirizzo preventivo, “ECODEFENCE” intende supportare, grazie ai componenti che lo caratterizzano, questo progetto di protezione globale della salute. Infatti, le sostanze contenute in “ECODEFENCE” dai dati delle letteratura scientifica dimostrano avere capacità detossificante sia diretta che indiretta agendo con diversi meccanismi nel favorire il blocco e/o l’eliminazione di diversi tossici ambientali.
DOSI CONSIGLIATE: ECODFENCE viene consigliato con l’assunzione di una capsula almeno 15 minuti prima di colazione e cena.

